L’invisibile

Essere adolescenti significa a volte sentirsi invisibili: come se il mondo ti guardasse senza vederti davvero. È un passaggio fragile e potente allo stesso tempo, stare ai margini in attesa di diventare qualcuno. L’invisibilità nasce quando mancano ascolto e sostegno, ma anche come difesa dal dolore: può trasformarsi in rabbia, silenzio o nel bisogno di essere perfetti. Eppure, dietro questo stare nell’ombra c’è sempre un desiderio forte: essere riconosciuti, essere visti, essere finalmente sé stessi. In questa nona edizione del festival Transistor ci immergeremo insieme ai ragazzi e alle ragazze nel mondo dell’invisibile. Proveremo ad esplorare ciò che sembra non esserci, che sfugge allo sguardo, ma che esiste, pulsa, resiste. Come sempre, lo faremo in modo creativo: attraverso interventi scenici, musica, libri, incontri e immagini, volgendo lo sguardo a ciò che resta ai margini e a ciò che, silenziosamente, abita le pieghe della nostra percezione quotidiana.

Chi sono gli invisibili oggi? Forse persone, luoghi, frammenti di mondo che abbiamo smesso di vedere: i giovani con disagio sociale, i migranti, le persone con disabilità, le spose bambine, gli anziani soli, le vittime della droga e delle nuove forme di dipendenza. Lavoreremo su ciò che è marginale, escluso, silenzioso: ciò che corre davanti ai nostri occhi senza lasciare traccia. Rallenteremo, resteremo, ascolteremo, osserveremo. Affronteremo temi delicati: l’emarginazione sociale, i matrimoni forzati, il carcere minorile come luogo degli invisibili, l’abbandono dei luoghi, dei conflitti e dei popoli dimenticati… e molto altro che scopriremo insieme nel nostro viaggio. Ma parleremo anche dell’invisibilità in termini positivi. Essere invisibile può diventare un superpotere: ci protegge, ci permette di cogliere dettagli nascosti, di respirare in un tempo diverso. In una società ossessionata dalla visibilità, dove tutto si esibisce, si condivide, si monetizza, l’invisibile può diventare un gesto di resistenza.

Oggi non siamo invisibili solo agli altri: spesso lo siamo anche a noi stessi. Non ci guardiamo negli occhi, non ci scopriamo, non ci ascoltiamo davvero. Le relazioni si dissolvono, le cose svaniscono. Eppure, l’invisibile resta e conta. Conta più di ciò che si mostra, più di ciò che si possiede. È ciò che non si può catturare, consumare o vendere. È nutrimento silenzioso, spazio nascosto, valore senza prezzo.

Transistor 2025 sarà un invito a scoprire l’invisibile che abita intorno a noi e dentro di noi. A restituire forma, voce, tempo a ciò che sembra sparito. A dare luce a chi resta ai margini. A ritrovare, insieme, uno sguardo più lento, più vero, più profondo.

direzione artistica: Mauro Mou